Mitico Natale

La luna e le stelle, così luminose ed affascinanti tanto da aver ispirato agli antichi leggende e storie che ancor oggi si tramandano di generazione in generazione, incredibilmente non rischiarano le nostre strade in queste serate dicembrine.
Non le stelle del cielo, ma le stelle-decorazioni natalizie – appese su tutte le vie della nostra città – destano la nostra meraviglia.
Non la luce della luna, ma quella delle vetrine richiama la nostra attenzione.
Lo sguardo è alzato non ad ammirare la meraviglia di ciò che è stato posto in cielo per noi, ma per osservare meglio una decorazione, un candidato a divenire un nostro prossimo regalo posto in alto in un negozio.
L’orecchio è attento non ad ascoltare il silenzio della notte, ma ad isolarsi dal trambusto cittadino.
Non i doni della natura a noi, ma quelli che noi dovremo fare agli altri sono il vero oggetto delle nostre attenzioni quotidiane in questo periodo così prossimo a Natale.

E già…Natale è vicino…mancano pochissimi giorni, eppur sembrava ieri che terminavano le vacanze estive e riprendeva la scuola (oltre che a iniziare già le prime pubblicità alla televisione a sfondo natalizio…) . I rimpianti per l’estate conclusa si sostituiscono alle attese per le imminenti vacanze invernali. S’iniziano a fare progetti. Alcuni andranno a sciare, altri faranno grandi viaggi per passare un capodanno speciale, altri ancora resteranno nelle proprie città a festeggiare giorno per giorno. Per alcuni, infatti, vacanza significa riposo dalle fatiche di 4 mesi e carica per gli sforzi futuri; per altri, invece, significa puro svago e divertimento; per altri ancora esse sono una ricerca di quei piaceri Satirici che consentono loro di godere di quell’allegria artificiosa che il dio Bacco dona a tutti coloro che non Sanno (o non Vogliono) trovarla (migliore) nella propria quotidianità…

E così, in quest’eclettismo di vedute, appare arduo il compito di ritrovare l’autentico significato della festa: la Nascita di Gesù, il Cristo. Pare assurdo come molte delle persone che festeggiano, non sappiano cosa o, peggio ancora, non credano in cosa festeggiano, adeguandosi a tradizioni ormai votate quasi unicamente al consumismo, di cui si conoscono ancora meno origini e significati contribuendo a rendere sempre più “pagana” questa festa…

Di Babbo Natale, la figura più amata da tutti i bambini, esiston diverse leggende che risalgono addirittura alla tradizione pagana tedesca, col dio Odino.
Il Babbo Natale della tradizione post-cristiana è in ogni caso identificato nella figura di San Nicola (o Santa Claus in America), un vescovo del IV secolo noto per le sue grandi elargizioni, donazioni ed aiuti in favore di poveri e bisognosi. Noto è soprattutto l’episodio in cui procura la dote per le 3 figlie di un cristiano povero, evitando loro la prostituzione.
Delle tante leggende attorno a questo personaggio, una delle più interessanti è sicuramente quella che vuole il Santo alle prese con un demone che assaliva un villaggio. Egli lo imprigiona con dei ferri benedetti che avevano incatenato Gesù (San Paolo o San Pietro in alcune versioni) e lo costringe a fare ammenda portando doni ai bambini di tutte le case.
Curioso è vedere che anche in altre tradizioni, il Babbo Natale di turno è privo di un occhio e porta regali ai bambini; non sempre però egli arriva in slitta: in alcuni paesi (come Belgio e Olanda) arriva a cavallo e qui i bambini lascian ancora le loro scarpe piene di paglia affinchè vengano riempite di doni.
Non tutti, però, ricordano che Babbo Natale, inizialmente verde, è divenuto rosso grazie alla Coca-Cola…

Anche l’immagine dell’albero di Natale fa riferimento a tradizioni pagane, in quanto l’albero sempreverde è simbolo del rinnovarsi della vita.
L’usanza moderna, tuttavia, trae origine dalla Germania del XVI secolo: nella città di Riga è infatti possibile osservare una targa con scritto che nel 1510 lì fu addobbato il primo “albero di capodanno”.
Si pensa che gli alberi venissero addobbati per ricreare una sorta di Paradiso; venivano usati dei sempreverdi perchè la leggenda vuole che sia il dono fatto da Gesù a questi alberi per averlo protetto mentre era inseguito da nemici, oltre ad essere (l’abete in Germania) il luogo dove le cicogne depositavano i bambini.

La tradizione del Presepe, invece, risale a San Francesco d’Assisi che lo creò per la prima volta nel 1224 per trasmettere il messaggio della Natività a tutti: colti e ignoranti, grandi e piccini. La consuetudine vuole che, così come l’albero di Natale, esso venga preparato l’8 dicembre e disfatto il 6 gennaio.

Dopo il Natale, la festa che più attendono i giovani è sicuramente il Capodanno, dove si festeggia non solo l’inizio del nuovo anno e il termine di quello passato (la notte di San Silvestro), ma anche Maria Madre di Dio.
Anche qui, poco nota è la storia dei fuochi d’artificio. Pur essendo stati inventati da un monaco cinese nell’VIII secolo ed esportati in Europa nel 1241 in seguito alle invasioni mongole, il loro utilizzo in feste popolari risale solamente al XIX secolo (vengono utilizzati i primi fuochi d’artificio colorati). Sino allora erano stati utilizzati solo in campo bellico, militare e, a partire da Luigi XV, per lo sfarzo dei nobili.

Infine, l’ultima festa di queste lunghe corte vacanze natalizie, è l’Epifania, il 6 gennaio. Essa è probabilmente la meno sentita in quanto, come dice la filastrocca, “tutte le feste porta via”. L’Epifania, in cui si festeggia la “rivelazione” di Gesù ai Magi, è l’ultima occasione per fare auguri e regali, specie ai più piccoli.
La tradizione, infatti, vuole che la notte tra il 5 e il 6 gennaio la Befana passi di casa in casa a consegnare dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.
Le sue origini sono molto particolari e molto inserite nella cultura italiana. Anch’essa deriverebbe da elementi folcloristici pagani: in tal senso, l’aspetto da vecchia sarebbe da relazionare con l’anno trascorso, pronto da bruciare per “rinascere” come anno nuovo; inoltre la tradizione vedeva il contadino andare a preparare la semina il 7 gennaio, giorno dopo l’arrivo di questa vecchina.
In molte altre usanze folcloristiche pagane potrebbe essere ritrovata la figura della befana, ma sicuramente le origini della tradizione moderna possono essere ritrovate in una leggenda che narra di una vecchia che, pentita di non aver dato ai Magi indicazioni per andare a Betlemme e per non aver portato con loro doni a Gesù, decide di portare doni a tutti i bambini, sperando di farsi perdonare la mancanza.
Sulla Befana è inoltre nota una celebre filastrocca che tutti noi abbiamo imparato da bambini, anche se difficilmente qualcuno ne conosce tutte e 17 le versioni.

Se tutte queste feste le possiamo festeggiare consecutivamente, inoltre, lo dobbiamo alle prime comunità paleocristiane che, per non subire persecuzioni, decisero di far coincidere la festa del Natale con quella pagana latina del dio Sole, che si celebrava appunto il 25 dicembre. Gesù, storicamente, non sarebbe potuto nascere d’inverno in una grotta! E i pastori, oltretutto, non vegliano all’aperto, nemmeno in Palestina, nelle notti invernali.

Sul Natale le tradizioni e le leggende sono, come s’è visto, innumerevoli ed affascinanti; l’importante però non è conoscerle tutte (anche se sarebbe bello tanto sono coinvolgenti), ma sapere il significato e le origini di ciò che si fa; conoscere ciò che si festeggia e non ridurre la festa ad un semplice scintillio di luci e riecheggiare di musiche (sempre molto allegre) o a pura apologia del consumismo.
Non cadere vittime di un lassismo conoscitivo: questo è l’importante. Perchè il Natale non è speranza di “get off with someone”; non è baldoria; non è semplici regali; non è l’unico giorno dell’anno in cui dobbiamo essere tutti buoni; non è tutto ciò che la società moderna, sempre più priva di valori, vuole che lo crediamo; non sono regali ricevuti da e fatti a persone che per il resto dell’anno nemmeno consideriamo.
Il Natale non è un Mito.
E’ passato che si fa presente.

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Halloween: festa pagana fra storia e leggende

Il 31 ottobre, in America, ma ormai anche nel resto del mondo, si celebra la festa di Halloween, il macabro carnevale autunnale. 

Una festa che ha origini antichissime, e che trae ispirazioni dalle più disparate credenze popolari dei popoli occidentali.

Una festa che si trova alla vigilia di altre due feste (Tutti i Santi e la Commemorazione dei defunti) – questa volta Cristiane, la prima delle quali è anche festività civile in Italia – che si intrecciano in maniera intrigante con la storia di Halloween.

La parola “Halloween” discende dalla tradizione cristiana inglese: deriva, difatti, dall’inglese All Hallows Eve (“Sera di Ognisanti“) (che si celebra il primo novembre). Poichè per i popoli antichi il giorno iniziava col tramonto, la sera del 31 ottobre – la vigilia – determinava l’inizio dei festeggiamenti per la festa cristiana.

Ma l’origine della festa di Halloween ha origini ancora più antiche: infatti, per gli antichi Celti, l’anno iniziava il 1 Novembre e in quella data celebravano anche la fine della Stagione Calda e l’inizio della Stagione di Tenebra e Freddo. La notte fra il 31 ottobre e l’1 novembre si teneva così la celebrazione più importante di tutto l’anno druidico in cui veniva spento il Fuoco Sacro che sarebbe stato riacceso la mattina seguente con l’arrivo del nuovo anno. I Celti credevano che, alla vigilia di ogni nuovo anno, Samhain, Signore della Morte e Principe delle Tenebre, chiamasse a sè tutti gli spiriti dei morti in quell’anno per cercare col loro aiuto di imprigionare il Sole: in questo giorno, così, le leggi del tempo e dello spazio eran infrante permettendo agli spiriti dei morti di unirsi a quelli dei vivi andando alla ricerca di un nuovo corpo da abitare. Tutti i cittadini, così, durante la notte, spegnevano le loro lanterne, i propri focolari e, appunto, il Fuoco Sacro in modo che le anime dei morti non li trovassero e non soggiornassero nel villaggio.
Alcune leggende, inoltre, vogliono che durante questa notte venissero bruciate vive le persone o gli animali (soprattutto i gatti) che si riteneva fossero possedute da uno spirito in modo da dar un avvertimento agli altri spiriti. 
Una leggenda medievale dell’epoca di San Patrizio, addirittura,  racconta di come in quella notte venissero bruciati i primogeniti (umani e/o animali) in onore di Cromm Cruac, una divinità maligna.
Altri riti si svolgevano quella notte, sempre secondo il folclore locale: fra essi citiamo in particolare l’immersione delle mele (rito propiziatorio per i matrimoni: il primo a morderne una si sarebbe sposato l’anno successivo)  e la sbucciatura delle mele (rito propiziatorio per la durata della vita: più lungo era il pezzo sbucciato senza romperlo, più lunga sarebbe stata la propria vita). Ancora: in Scozia venivano seppellite delle pietre nella terra e ricoperte di cenere. Se la mattina successiva una era smossa, chi l’aveva sotterrata sarebbe morto entro l’anno.
Nei giorni successivi, i Celti si mascheravano con le pelli degli animali uccisi per spaventare gli spiriti: così conciati, ritornavano al villaggio illuminando il proprio cammino con delle cipolle intagliate con all’interno le braci del Fuoco Sacro.

Anche i Romani avevan la loro festa per il primo di novembre: veniva infatti celebrata Pomona – dea dei frutti e dei giardini – offrendole frutti (soprattutto mele)  per propiziare la fertilità futura. Con l’invasione da parte dei Romani delle terre dei Celti, le due tradizioni si fusero assieme: vennero eliminati i sacrifici ma venivano bruciate effigi; mascherarsi da fantasmi e streghe divenne parte del cerimoniale per quella notte.
Tale festa pagana fu una delle poche che sopravvisse nonostante l’avvento del Cristianesimo. 

In altre zone d’Europa – soprattutto in Germania – la popolazione pagana credeva nelle streghe e nella stregoneria. Uno degli aspetti più emblematici della stregoneria erano i “Sabbath delle Streghe“, i più importanti dei quali si svolgevano il 30 Aprile ed il 31 Ottobre.  In queste occasioni, le streghe si radunavano in cima alle montagne per evocare spiriti e demoni.
Nonostante il diffondersi del Cristianesimo, queste credenze e questi riti non vennero estirpati. Così, nel 835 il Papa Gregorio IV spostò la festa di Tutti I Santi dal 13 Maggio al 1 Novembre, pensando così di dare un nuovo significato ai culti pagani. Tuttavia, ciò non portò all’effetto voluto e la festa divenne obbligatoria solo sotto Sisto IV nel 1475. Così alcuni membri della Chiesa nel 998 introdussero una nuova festa: il 2 Novembre – il giorno dei Morti in memoria delle anime dei morti che venivano festeggiati dai loro cari mascherandosi da Santi, Angeli e Diavoli ed accendendo falò. La festa tuttavia giunse a Roma solo nel XIV secolo.

Il personaggio di Jack O Lantern – noto anche come “Lantern Man” e in altri modi – trova origine in diverse leggende irlandesi che parlano di un tale “Ne’er-do-well” (Non ne combino una giusta) chiamato Stingy Jack – noto scommettitore e bevitore. La più celebre di queste leggende (ma le altre son sostanzialmente simili) narra che una sera di Halloween Jack incontrò il Diavolo a un pub. Jack stava per vendergli l’anima ma gli fece credere che solo in cambio dell’ultima bevuta gliela avrebbe ceduta. Per pagare l’oste, il Diavolo si trasformò in una moneta ma Jack mise velocemente in tasca la moneta dove teneva una croce d’argento. Il diavolo, non potendosi ritrasformare a causa del simbolo sacro, promise a Jack che non lo avrebbe perseguitato per almeno altri 10 anni.
Dieci anni dopo, sempre il 31 ottobre, il Diavolo si ripresentò a Jack reclamando la sua anima. Jack tuttavia sfidò il demonio a salire su un albero, il quale subito si arrampicò ma non fu più in grado di scendere a causa di una croce che prontamente Jack aveva inciso sul tronco mentre Satana saliva sull’albero. Così il Diavolo dovette fare un nuovo patto con Jack promettendogli che non lo avrebbe più tentato. Alla propria morte, tuttavia, a Jack non vennero aperte né le porte del Paradiso né quelle dell’Inferno a causa del suo patto. Però il Diavolo diede a Jack un tizzone ardente per illuminare il suo cammino nell’oscurità. Così l’uomo mise il tizzone in una cipolla per farlo durare più a lungo ed iniziò a vagare nelle tenebre per l’eternità. La notte di Halloween, secondo la leggenda, egli vaga ancora con le sue braci ardenti.

Fu quando gli irlandesi si trasferirono in America in seguito ad una terribile carestia nel XIX secolo portando con sè questa leggenda che la cipolla si tramutò in una zucca, in quanto esse eran più facili da intagliare.

L’usanza di “Dolcetto o scherzetto” non trae origine nel folclore celtico, bensì in una pratica europea diffusasi nel nono secolo e che si potrebbe tradurre in italiano con “elemosinare l’anima”. I primi Cristiani, infatti, la sera della festa di Ogni Santi giravano di casa in casa elemosinando del “pane dell’anima” – dolce quadrato con l’uva passa. Più dolci ricevevano, più preghiere promettevano per i cari defunti della famiglia dei donatori.  

Tuttavia, già nelle leggende celtiche qualche riferimento agli “scherzetti” è possibile ritrovarlo. Infatti, essi credevano che le Fate fossero ostili agli uomini in quanto risentite dal dover condividere con essi le proprie terre. Così esse, sempre la notte del 31 ottobre, eran solite fare degli “Scherzetti” agli uomini, portandoli a perdersi nelle “Colline delle Fate” dove sarebbero rimasti imprigionati per sempre. Per questo motivo, per propiziarsi il favore delle fate ed evitarsi questo triste fato, i Celti lasciavano in quella notte sui gradini delle proprie case offerte di cibo e latte.

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Repubblica di Albania

LA BANDIERA:
La bandiera albanese è una bandiera rossa con un’aquila nera a due teste al centro.
La storia: La bandiera deriva dal simile sigillo di Giorgio Castriota Scanderbeg, un albanese del XV secolo, il quale guidò la rivolta contro l’Impero Ottomano che risultò in una breve indipendenza dell’Albania, dal 1443 al 1478. L’attuale bandiera è stata adottata ufficialmente il 7 aprile 1992, ma le bandiere precedenti, quella del Regno d’Albania e quella dello Stato comunista del dopoguerra, erano praticamente identiche. La prima recava l’elmo di Scanderbeg sopra l’aquila, mentre la seconda aveva una stella rossa bordata di giallo. L’aquila bicipite era lo stemma dell’Impero bizantino.
LO STEMMA:
Lo stemma dell’Albania è ricavato dalla bandiera dell’Albania e basato sull’emblema di Skanderbeg. È formato da uno scudo rosso nel quale è situata ben evidente al centro l’aquila a due teste nera presente anche sulla bandiera nazionale: l’animale è sormontato da un particolare elmo giallo formato da corna di capra, riconosciuto come l’elmo di Skanderbeg.
Durante il regime comunista l’aquila, come nella bandiera, era sormontata da una stella gialla a cinque punte.

LA CAPITALE: Tirana
LA MONETA: Lek Albanese
LA LINGUA: Albanese
FORMA DI GOVERNO: Repubblica Parlamentale
IN UE DAL:
NELL’ONU DAL: 14 Dicembre 1955
NELLA NATO DAL: 4 Aprile 2009

L’INNO NAZIONALE: Inno della bandiera
FESTA NAZIONALE: 28 Novembre
I CONFINI: Grecia, Macedonia, Montenegro, Serbia (4)

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Repubblica d’Ungheria

LA BANDIERA:
La bandiera dell’Ungheria è un tricolore a bande orizzontali rosso (in alto), bianco e verde.
La storia e il significato: Secondo la tradizione storica, il tricolore orizzontale venne adottato durante la rivoluzione del 1848. Il rosso simboleggia la forza, il bianco la fedeltà e il verde la speranza.
Fino al 1945, lo stemma con la corona reale era posto al centro della bandiera.
Durante il periodo del Comunismo (1948-1956) uno stemma con la stella rossa venne posto al centro della bandiera. Durante la rivoluzione ungherese del 1956 questo venne tagliato dalla bandiera, e il tricolore con un buco nel mezzo divenne il simbolo della rivolta.
A seguito della caduta del nuovo governo e con la restaurazione del regime comunista nella bandiera fu introdotto un nuovo simbolo ma non in maniera ufficiale.
LO STEMMA:
Lo stemma dell’Ungheria viene chiamato tradizionalmente “piccolo blasone d’Ungheria” e, dopo essere stato rimosso nel 1949, fu recuperato dal parlamento Ungherese nel luglio del 1990.
Lo scudo è diviso in due parti, nel destro, su sfondo rosso, sono rappresentate tre colline, con una corona d’oro sovrastata da una croce patriarcale d’argento. La croce patriarcale è un simbolo che appare per la prima volta sulle monete coniate alla fine del XII secolo. Il lato sinistro è suddiviso in otto strisce orizzontali di rosso ed argento, alternate. Lo scudo è sovrastato dalla corona di re Santo Stefano, la corona ungara.
La leggenda: Da notare la croce piegata verso sinistra: secondo la tradizione, il danno fu causato dai ladri che, trafugata la corona, la nascosero in uno scrigno troppo piccolo.

LA CAPITALE: Budapest

LA MONETA: Fiorino Ungherese
LA LINGUA: Ungherese
FORMA DI GOVERNO: Repubblica Parlamentale
IN UE DAL: 1 Maggio 2004
NELL’ONU DAL: 14 Dicembre 1955
NELLA NATO DAL: 12 Marzo 1999

L’INNO NAZIONALE: Inno
FESTA NAZIONALE: 15 Marzo, 20 Agosto, 23 Ottobre
I CONFINI: Austria, Croazia, Romania, Serbia, Slovacchia, Slovenia, Ucraina (7)

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Repubblica slovacca

LA BANDIERA:
La bandiera della Slovacchia è stata adottata il 1º gennaio 1993. È composta da un tricolore orizzontale in bianco (alto), blu e rosso, con sovraimposto lo stemma nazionale. La versione originale era priva dello stemma, che venne aggiunto in settembre per distinguere la bandiera da quella russa ed identica a quello della stato slovacco nato in seguito all’occupazione tedesca della Cecoslovacchia.
LO STEMMA:
Lo stemma slovacco è la versione “slava” (con uso dei colori slavi del rosso, blu, bianco) della parte destra dello stemma dell’Ungheria con la croce bizantina (in uso dai tempi del re ungherese Bela III, salito appunto sul trono ungherese grazie all’aiuto dell’Imperatore romano di Bisanzio) e i tre monti, che secondo la tradizione sarebbero le tre cime dei Carpazi del Tatra, Fatra e Mátra.
Secondo alcuni studiosi slovacchi lo stemma della croce bizantina su i tre monticelli sarebbe passato dall’ambito slavo a quello ungherese prima dell’uso che ne fece per primo il re ungherese Bela III, che regnò tra 1173 e 1196. Fatto sta comunque che il simbolo della croce patriarcale bizantina è presente in tutta Europa fin dal IX secolo.

LA CAPITALE: Bratislava

LA MONETA: Euro
LA LINGUA: Slovacco
FORMA DI GOVERNO: Repubblica Parlamentale
IN UE DAL: 1 Maggio 2004
NELL’ONU DAL: 19 Gennaio 1993
NELLA NATO DAL: 29 Marzo 2004

L’INNO NAZIONALE: Un fulmine sui Tatra
FESTA NAZIONALE: 1 Gennaio
I CONFINI: Austria, Polonia, Rep. Ceca, Ucraina, Ungheria (5)

 

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Ucraina

LA BANDIERA:
La bandiera dell’Ucraina è stata adottata nel 1918, e viene interpretata come il cielo blu (simboleggiante la pace) sopra i campi di grano (simboleggianti la prosperità). I colori sono il blu e il giallo dei Rus’. I Rus’ erano originari della Svezia, la cui bandiera ha gli stessi colori.
Durante il dominio sovietico questa bandiera venne vietata in quanto simbolo di nazionalismo.
LO STEMMA:
Lo Stemma dell’Ucraina ha lo stesso colore della bandiera ucraina; uno scudo blu con un tridente giallo, chiamato tryzub.
La storia: L’emblema rappresenta una composizione prearaldica collegata ad una dinastia del decimo secolo ed ad altri elementi risalenti al quindicesimo secolo. Non è possibile determinare con accuratezza l’origine ed il significato del significato del tridente ucraino, sembra possa essere collegato alla scrittura della parola libertà (ВОЛЯ) pronunciata VOLYA. Scavi archeologici mostrano il simbolo del tridente sin dal Primo secolo a.C..
È lo stemma ufficiale Ucraino dal 26 giugno 1996. È stato in passato simbolo nazionale durante il periodo durante il quale la nazione fu indipendente (1917 – 1920).

LA CAPITALE: Kiev
LA MONETA: Grivnia Ucraina
LA LINGUA: Ucraino
FORMA DI GOVERNO: Repubblica Semipresidenziale
IN UE DAL:
NELL’ONU DAL: 24 Ottobre 1945
NELLA NATO DAL:

L’INNO NAZIONALE: L’Ucraina non è ancora morta
FESTA NAZIONALE: 24 Agosto
I CONFINI: Bielorussia, Polonia, Romania, Russia, Slovacchia, Ungheria (6)

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Federazione svizzera

LA BANDIERA:
La bandiera svizzera è una bandiera quadrata di colore rosso con una croce greca bianca al centro. È l’unica con quella forma oltre alla bandiera della Città del Vaticano.
La storia: La scelta dei colori risale al Sacro Romano Impero Germanico e la foggia della bandiera ha origine nelle battaglie della fine del XIV secolo, anche se la taglia della croce ha subito molti cambiamenti:

  • drappo triangolare rosso con croce bianca che si estende fino ai bordi nel XV e XVI secolo;
  • croce bianca fatta da 5 quadrati uguali, su fondo rosso nel XIX secolo;
  • a partire dal 1889 si ha la forma attuale nella quale la lunghezza di ogni braccio della croce è superiore di 1/6 alla sua larghezza, lo sfondo rimane invariato.

Prima del XIX secolo, la Svizzera non aveva una bandiera nazionale. Quando si recavano in battaglia, i soldati portavano l’emblema del loro cantone. Ma già dal 1339, all’epoca della Battaglia di Laupen era prassi cucire una croce bianca sulle divise come comune segno di riconoscimento.
Durante il periodo della repubblica elvetica, Napoleone proibì agli svizzeri di portare la croce, rendendo invece obbligatorio un tricolore verde, rosso e giallo. Quando però la repubblica fu sciolta nel 1803, anche il tricolore venne abbandonato e le truppe svizzere tornarono a portare la croce bianca cucita, questa volta, sui vari drappelli cantonali.
Nel 1815, dopo la caduta di Napoleone, la divisa delle truppe venne dotata di un bracciale rosso con una croce bianca tronca, seguita a breve dall’introduzione in via ufficiosa di una bandiera federale. La nuova bandiera venne portata in battaglia per la prima ed unica volta nella cosiddetta guerra civile del Sonderbund, nel 1847. La guerra vedeva i partigiani dei valori tradizionali e dell’autonomia locale opposti ai modernizzatori favorevoli ad uno stato più centralizzato. Con la vittoria dei modernizzatori, la bandiera svizzera assunse ufficialmente il ruolo di simbolo nazionale.
La curiosità: La bandiera della Croce Rossa deriva dalla bandiera svizzera, alla quale sono stati invertiti i colori.
Particolarità della bandiera svizzera Quando la Svizzera entrò a far parte dell’ONU nel 2002, gli addetti al protocollo delle Nazioni Unite si trovarono di fronte ad un insolito problema: contrariamente alle specifiche per le bandiere da esporre alla sede centrale che prevedono una forma rettangolare, la bandiera svizzera è quadrata. Fortunatamente si è trovata una scappatoia stabilendo la nuova regola secondo la quale una nuova forma può essere accettata a patto che la sua area totale non superi quella delle bandiere di forma tradizionale.
LO STEMMA:
Lo stemma svizzero consiste in uno scudo francese antico rosso su cui c’è una croce greca bianca.
Tra i vari cantoni della confederazione nacque una diatriba riguardo all’aspetto iniziale dello stemma, ma il consiglio federale il 12 dicembre 1889 deliberò una legge che descriveva, anche grazie ad un disegno, la natura dello stemma.
Come la bandiera svizzera, lo stemma è utilizzato su molti articoli della tradizione elvetica come la moneta, i franchi svizzeri, le targhe automobilistiche e sui vari prodotti di esportazione quali formaggio, cioccolato, orologi e coltellini svizzeri.

LA CAPITALE: Berna
LA MONETA: Franco Svizzero
LA LINGUA: Tedesco, Francese, Italiano, Romancio
FORMA DI GOVERNO: Repubblica Federale Direttoriale
IN UE DAL:
NELL’ONU DAL: 10 Settembre 2002
NELLA NATO DAL:

L’INNO NAZIONALE: Salmo Svizzero
FESTA NAZIONALE: 1 Agosto
I CONFINI: Austria, Francia, Germania, Italia, Liechtenstein (5)

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