Il Mistero di Tunguska

Il 30 giugno 1908, poco dopo le 7 del mattino, ora locale, in Evenkia (Siberia Centrale) nelle grandi foreste della taiga a sud del Circolo Polare Artico, apparve improvvisamente nel cielo una colonna fiammeggiante proveniente da sud-est: “una palla di fuoco brillante come il Sole” discese silenziosamente finché, a circa 8 chilometri di quota, si verificò un’immane esplosione, mentre una nube densa di fumo si sollevava in una regione compresa tra i fiumi Nizhnjaja Tunguska (Tunguska Inferiore) e Podkamennaja Tunguska (Tunguska Pietrosa).

La palla di fuoco fu vista entro un raggio di 1500 km di distanza, un’onda sismica fu registrata attraverso l’Eurasia, mentre l’onda di pressione atmosferica effettuò il giro del pianeta; infine un insolito bagliore notturno fu visto nei giorni successivi e per circa due mesi dall’Europa alla Siberia, alla California: a Londra, secondo le testimonianze, si poteva leggere senza difficoltà il giornale per strada alle 3 di notte.

        

La foresta venne rasa al suolo per oltre 2000 chilometri quadrati, con 600 milioni di alberi privati dei rami e sparsi per terra allineati tra loro a raggiera, ad indicare la direzione dell’onda d’urto. L’energia dell’esplosione è stata stimata intorno ai 15 Megaton [1 Megaton Mton=4,2*1015 Joule], oltre mille volte la bomba di Hiroshima.

Sembra che le vittime siano state due, ma nonostante ciò si trattò di pura fortuna in quanto la regione era quasi disabitata: l’intera Evenkia, vasta più di due volte e mezzo l’Italia, contava nel 1995 solo 21000 abitanti (e molti meno nel 1908).

Il luogo dell’esplosione era così difficile da raggiungere che venne esplorato, per la prima volta, solo nel 1927, con lo scopo di cercare di capire cosa fosse successo quel giorno 19 anni prima.

 

ALLA RICERCA DI UNA SPIEGAZIONE

 

Tutte le testimonianze raccolte nei decenni successivi indicarono che la causa dell’esplosione era stata la causa della caduta di un corpo celeste, con un diametro fra i 50 e i 100 metri e dotato di velocità di alcune decine di chilometri al secondo rispetto al nostro pianeta. Fino a pochi anni fa sembrava che il corpo celeste all’origine dell’esplosione Tunguska fosse svanito nel nulla.

Solo di recente sono stati analizzati in laboratorio campioni di resina  degli alberi sopravissuti alla catastrofe, raccolte nel 1991 da una spedizione di fisici dell’Università di Bologna. Questo esame ha dimostrato che molte particelle microscopiche incorporate nella resina risalente all’anno 1908 hanno una probabile origine extraterrestre ma anche così, la completa assenza di resti di maggiori dimensioni resta un enigma.

 

Negli anni Cinquanta, queste stranezze indussero alcuni ricercatori a proporre ipotesi più o meno fantascientifiche: non si era trattato forse di un’esplosione nucleare, magari causata da un’astronave aliena caduta in avaria sulla Terra? Per quanto affascinante, la quasi totalità degli scienziati escluse questa ipotesi, data la completa assenza di residui di radioattività in tutta la zona devastata dall’esplosione.

Altre ipotesi originali, pubblicate anche su riviste scientifiche specializzate, riguardavano l’impatto sulla Terra di un mini-buco nero o di un pezzo di antimateria; si è anche ipotizzato che l’esplosione sia la causa dell’effetto serra o che gli alieni ci abbiano salvato dalla distruzione.

 

A partire dagli anni Settanta, il dibattito si è incentrato piuttosto sull’alternativa cometa-asteroide: soprattutto fra i ricercatori russi, veniva preferita l’ipotesi di una mini-cometa, che si riteneva potesse essere friabile e ricca di composti volatili,  a differenza degli asteroidi rocciosi e metallici.

Oggi le conoscenze riguardo al ruolo che gli impatti extraterrestri hanno avuto nella storia del nostro pianeta sono di gran lunga maggiori rispetto a qualche decennio fa. L’esplorazione della Luna e di molti altri pianeti e satelliti naturali ha mostrato che l’urto con corpi interplanetari vaganti, e la conseguente formazione di grandi crateri, è un evento relativamente comune nel Sistema Solare.

Il cratere dell’impatto, però, non è mai stato individuato con sicurezza: l’Università di Bologna ha ipotizzato possa essere il Lago Cheko lì presente.

 

Per questi motivi, le ricerche per trovare la soluzione del mistero si fermarono per diversi anni.

 

UNA NUOVA SCOPERTA CHE APRE NUOVE RICERCHE

 

  

Poco meno di vent’anni fa una nuova scoperta ha indicato che sulla Terra i maggiori tra questi impatti hanno probabilmente causato vere e proprie catastrofi climatiche ed ecologiche, come quella che 65 milioni di anni fa provocò l’estinzione di massa dei dinosauri e di circa due terzi delle altre specie viventi.

 

L’indizio decisivo era poco evidente ma convincente per gli scienziati: nel sottile strato di argilla che su tutta la Terra segna il confine temporale fra l’epoca dei dinosauri (il Cretaceo) e quella successiva (il Terziario) si trova una quantità anomala di iridio, elemento chimico raro nella crosta terrestre ma relativamente abbondante nelle meteoriti.

 

 

All’inizio degli anni 90 la scoperta dell’enorme cratere di Chicxulub (circa 180 chilometri di diametro) [parola di origine Maya, si pronuncia “cic-scu-lub”], sepolto sotto un chilometro di sedimenti fra lo Yucatan e il Golfo del Messico e di età pari proprio a 65 milioni di anni, ha fornito un argomento decisivo a favore del rapporto causa effetto tra i grandi impatti e le catastrofi climatiche ed ecologiche nella storia della Terra.

 

DA CHICXULUB A TUNGUSKA

 

Se l’iridio era stato la chiave per decifrare l’estinzione dei dinosauri, molti ricercatori pensarono che forse esso poteva risolvere l’enigma di Tunguska.

 

Negli ultimi dieci anni, quindi, in molti laboratori sono state realizzate analisi chimiche, sia di particella raccolte sul luogo dell’esplosione, dia degli strati di ghiaccio polare formatisi intorno all’anno 1908.

I risultati furono sorprendentialcuni ricercatori hanno rilevato un eccesso di iridio ed altri elementi rari in particelle di torba raccolte nelle paludi della Tunguska; altri non hanno rilevato un’anomalia significativa.

 

Diverse le ipotesi per questo fatto. Le più accreditate sono che l’oggetto caduto fosse un frammento di cometa formato quasi interamente da ghiacci, oppure un grosso meteorite proveniente dalla crosta di un asteroide dotato di un nucleo metallico, in cui si sarebbe concentrato quasi tutto l’iridio. Sono molti i crateri da impatto sul nostro pianeta, dopotutto, in cui non sono state rilevate quantità anomale di iridio.

 

LA SOLUZIONE DEL MISTERO?

 

Il 25/6/2009, la rivista scientifica Geophysical Reasearch Letters pubblica quella che pare essere la soluzione definitiva del mistero.

Responsabile del disastro fu una COMETA (che è noto esser composta per lo più da ghiaccio): entrando nell’atmsofera terrestre essa, infatti, si sarebbe nebulizzata emettendo grandi quantità di vapor acqueo che, ghiacciando (la temperatura in quelle zone dell’atmsofera è di circa -117° C), ha formato quelle nubi che riflettevano le radiazioni solari e illuminavano le notti dell’emisfero boreale.

 

Per spiegare tale fenomeno, è stata usata l’innovativa e inaspettata teoria della Turbolenza Bidimensionale, recentemente scoperta grazie agli studi sugli Shuttle. Tale fenomeno avviene quando i fluidi, invece di muoversi liberamente in tre dimensoini, sono "vincolati" da un campo magnetico, con il risultato che si muovono più velocemente in due dimensioni. Il vapor acqueo intrappolato in uno strato a due dimensioni viene incanalato velocemente verso i poli e spazzato via su grandi distanti.

 

Pare evidente che un meteorite non sarebbe stato in grado di generare un simil bagliore.

Il resto della cometa (ferroso, ricco di iridio, molto piccolo e compatto), infine, è impattato a Tunguska, causando i danni che prima ho descritto e permettendo all’iridio di diffondersi solo nelle zone limitrofe alla zona della catastrofe.

 

MA E’ VERAMENTE QUESTA LA SOLUZIONE?

 

Il mistero pare così essere stato finalmente risolto dopo esattamente 101 anni.

Ma molti sono ancora scettici e poco convinti dalla spiegazione fornita.

Il cratere è effettivamente il Lago Cheko? E se non ci fosse mai stato un cratere, cos’è che avrebbe generato l’onda sismica? Perchè l’evento è così poco pubblicizzato?

Molti altri sono ancora i dubbi, e si ipotizza che ci sia qualcos’altro dietro uno dei più grandi misteri del XX secolo. Qualcosa ci è stato nascosto?

Ma intanto la soluzione ufficiale è quella che vi ho descritto. E io personalmente la accetto così.

Sta di fatto che i Mistero di Tunguska resta uno dei più affascinanti della storia moderna.

 

LA TEORIA DELLA MACCHINA ALIENA

 

Un’altra affascinante teoria su Tunguska è quella della macchina aliena che serve a salvare il pianeta.

Ve la riporto perchè molto curiosa e affascinante, ma lascio a voi la scelta se crederle o meno…. Guardate i 5 filmati…

    

 

 

 

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