La Trilogia di Bartimeus

LA TRILOGIA DI BARTIMEUS (di Jonathan Stroud)

Voto del Recensore: 8/10

Una trilogia del tutto particolare. che appassiona per quel suo modo unico di narrare e che immerge in una Londra Dickensiana il tema fanatasy con un’impressionante naturalezza.   

Giugno 2004. Genova. Eccomi ancora una volta in libreria a ricercare quella che vuole essere una nuova lettura per l’estate ventura. Giro alla ricerca di qualcosa di particolare, che mi appassioni e che non sia il solito libro fantasy con elfi, nani & co o un classicissimo libro giallo… ed ecco, dopo diversi minuti passati a scartare libri che non ispiravano fiducia, “inciampo” in questo libro dalla copertina color terra bagnata, con una gargoyle di pietra con in bocca quello che nell’intento del disegnatore doveva essere (penso) un medaglione, pubblicizzato da un’emblematica scritta “Il nuovo evento mondiale del Fantasy – L’amuleto di Samarcanda”. Anche se non molto convinto, come di routine, inizio a leggere la quarta di copertina riportante le opinioni di giornali autorevoli quali The Guardians, The Book-seller, The Sunday Times e Le Monde, convincendomi vieppiù a degnar di maggior attenzione questo libro che mi ritrovo fra le mani, iniziandolo a sfogliare. Una delle prime cose che noto compiendo tale operazione, sono le note a ppiè di pagina che ritornano spesso e che sembrano, a leggerne qualcuna qua e là, decisamente divertenti…e fu così che decisi di portarmelo via (dopo, ovviamente, averlo pagato alla cassa).

Solo a casa, tuttavia, noto che questo è solo il primo di una trilogia: LA TRILOGIA DI BARTIMEUS.

Dopo averlo terminato, rimango molto entusiasta ed attendo l’uscita del successivo capitolo, ma, per diverse concause, mi perdo la pubblicazione in Italia sia del secondo volume (L’OCCHIO DEL GOLEM). Solo al momento della stampa del terzo volume (LA PORTA DI TOLOMEO) ho modo, finalmente, di leggerli tutti e 3 di fila…

Penso che Stroud sia riuscito a scrivere una trilogia assai originale. Il genere fantasy (del tutto lontano da quello stile Signore degli Anelli) è perfettamente calato in una Londra molto dickensiana e la narrazione è molto più che scorrevole. A differenza della grande maggioranza dei libri, infatti, a narrare il corso degli eventi non è una persona, bensì due! L’autore inglese in questa trilogia ha creato tre protagonisti (nell’Amuleto di Samarcanda son solo 2) le cui vicende son perfettamente intrecciate tra di loro e ha deciso di suddividere il racconto in diverse parti, in ognuna delle quali son narrate le vicende dal punto di vista di uno dei protagonisti. Ciò ha permesso a Stroud non solo di poter descrivere lo stesso avvenimento da molteplici punti di vista, ma anche di poter interrompere (quasi sempre sul più bello) il corso degli eventi di un personaggio per riprendere quello di un altro, anche temporalmente precedente, e di cui il lettore può talvolta già intuire (se non addirittura conoscere) l’epilogo permettendogli di apprezzare maggiormente i sentimenti e le azioni compiute dal protagonista di turno.

Ma se per Nathaniel e Kitty (i due protagonisti umani della trilogia) il narratore è esterno, per Bartimeus (forse il VERO protagonista dell’intera saga) il narratore è…Bartimeus stesso! Stroud decide infatti di affidare a lui la narrazione in tempo reale delle sue “avventure”, dando quel tocco di vera e propria unicità alla sua opera letteraria; per di più, queste parti di narrazione son così divertenti e simpatiche, che risultano essere le più attese di ciascun libro. Ciò perchè non solo si provano le sue stesse emozioni e si scoprono le cose assieme a lui, ma soprattutto per le succulente già citate note a piè di pagina che non smettono mai di stupire e di far divertire il lettore quasi più della storia stessa…insomma: vale la pena comprare i libri solo per le note!

In generale, si può affermare che l’intreccio, sia storico sia narrativo, è talmente superlativo che i punti in cui ci si stanca di leggere son veramente pochi; forse solo ne L’Occhio del Golem si hanno parti narrative in terza persone un po’ troppo lunghe, ma la prospettiva di leggere nuovamente i capitoli di Bartimeus e l’evolversi della storia, ricca sempre di nuovi ed inimmaginabili colpi di scena che ogni volta sembrano avviare, senza apparente possibilità di ritorno, il racconto verso una tragica fine, invogliano a continuare la lettura.

Si potrebbe anche affermare che in questi libri sia abbastanza presente la componente del “Giallo”: specie nel secondo e terzo libro, il lettore sarò emotivamente coinvolto nel cercare di capire chi siano i responsabili dei numerosi attentati cui Nathaniel, aiutato da Bartimeus, dà la caccia. Non c’è bisogno nemmeno di dire che il lettore (soprattutto ne La Porta di Tolomeo) farà molta fatica a capire il nome del colpevole…

Difetti? Diversi. Nell’Amuleto di Samarcanda, per esempio, la prima parte del racconto può non coinvolgere molto o appassionare abbastanza il lettore a causa di un forse troppo brutale inserimento di un tema fantasy così non comune in un ambiente troppo reale; superata però tale prima parte, grazie anche all’aiuto di Bartimeus, il lettore si ritroverà coinvolto a tutti gli effetti nella storia ed apprezzerà abbastanza (anche se non sempre completamente) le scelte del letterato inglese.

Ne L’Occhio del Golem la parte centrale è decisamente troppo poco varia nel cambio di narratore, specie nelle sezioni di Kitty. Ciò è probabilmente dovuto al fatto che l’autore debba ancora introdurre il personaggio.

Ne La Porta di Tolomeo, invece, i difetti sono pressochè insignificanti. Esso è il coronamento e il completamento dei due precedenti libri.

Nathaniel è un apprendista mago che è stato adottato da un mago che non gli vuole troppo bene. I maghi di questa Londra tuttavia non hanno particolari poteri magici, ma si affidano per le proprie “magie” all’intervento di demoni più o meno potenti che devono evocare attraverso elaboratissimi riti e cerimonie cui devono prestare la massima attenzione: la più piccola disattenzione può portare a conseguenze terribili, fra cui la morte del mago stesso (che però non è la peggiore…). Una delle cose principali cui un mago deve prestare attenzione e di non far sapere MAI ad uno dei demoni da lui evocato il proprio nome di nascita.

Nathaniel è un ragazzo dallo straordinario talento, ma che è però considerato un incapace dal padre adottivo. Per vendicarsi di un’umiliazione subita, decide di evocare un jiin molto potente (nonchè molto modesto…): Bartimeus. Questi dovrà obbedire al volere del ragazzo compiendo un’ardua missione, ma, per strane circostanze, viene a conoscere il nome di Nathaniel… Toccherà all’ingegno del ragazzo far sì che il genio non lo tradisca e non lo uccida e che anzi lo aiuti a fermare un potente mago dal compiere un grosso attentato a danno delle più alte cariche di Governo. Fra i due protagonisti si verrà a creare un certo feeling (da entrambi fieramente negato) che si rafforzerà vieppiù, anche se i compiti che Nathaniel affiderà a Bartimeus nel corso della Trilogia (anche dovuti alla presenza di una ragazza, Kitty, di cui il giovane sembra innamorarsi) saranno sempre più difficili ed ardui, e i tentativi di far crollare il Governo saranno sempre più astuti e tremendi e provenienti da persone pressochè insospettabili. Ma i due diverranno così affezionati l’uno all’altro che alla fine….

 

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