The Illusionist – l’arte della ricerca

The Illusionist è un film ormai già datato, non di certo fra gli ultimi usciti sul grande schermo del cinema. Ma nonostante ciò, solo oggi, dopo il consiglio dell’ennesimo amico, ho avuto occasione di poterlo guardare. Un gran bel film che emoziona e stupisce e, nel finale, non può che lasciare a bocca aperta…

Un film che nei suoi primi 3 minuti – quasi esclusivamente dedicati ai titoli di testa e all’incipit – pare volere essere un film lento, noioso e un po’ old-style.
Ma già questa è un illusione. Non lasciamoci ingannare dai colori offuscati, dalla musica lenta, dai caratteri arzigogolati nè tantomeno dal ritmo lento e dalla vicenda poco comprensibile.
E’ tutto falso. Come ben si dice “l’abito non fa il monaco” nè tantomeno “si può giudicare un libro dalla copertina”. E mai tali detti furono più veri. Già dal quarto minuto, infatti, il film muterà aspetto: inizia il flashback che caratterizza la prima parte del film e che permette allo spettatore di rimanere ammaliato dalle incredibili e mirabolanti illusione che il protagonista crea per noi così come per tutto il suo affezionato pubblico.

Al confine fra realtà e irreale. In questa sottile linea grigia si collocano le Illusioni, la più grande presa in giro dei sensi e della mente umana. Cos’è che rende un’immagine percepita dagli occhi soggetta a illusione? Quand’è che questa immagine può trarre in inganno la grande mente dell’umano? Laddove la perfezione e l’astuzia s’incontrano, in quel momento nasce l’illusionismo. Ed è questo inganno che ci porta a credere a cose che non son vere, che sono impossibili. E’ la mancanza di spiegazione logica, di una spiegazione fisica che ci porta ad arrenderci e a credere a ciò che i nostri occhi ci danno a vedere – ossia, ciò che l’illusionista ci vuol dare a credere. Tanto più l’illusione è fatta bene, tanto più essa è credibile, tanto più essa è semplice, tanta sarà la difficoltà per la mente osservatrice nel capire il trucco e nel trovare una spiegazione razionale, portandolo, nei casi estremi, a credere reale ciò che dovrebbe essere irreale, a credere vero ciò che è falso, a credere affidabile ciò che solamente è vittima di un’illusione.

La storia insegna che è doveroso per l’uomo andare SEMPRE alla ricerca di una spiegazione di quel che vede, cercare di comprendere ciò che non capisce a prima vista. A volte ci vuole qualche frazione di secondo, altre volte ci vogliono giorni, mesi, anni, addirittura secoli e millenni, ma, alla fine, si giunge sempre a capire cosa ci sia dietro, a trovare una spiegazione razionale che fa a meno di dei pagani trascendentali o qualsivoglia altra spiegazione più o meno improbabile, più o meno irreale.
Son ben poche le cose che rimarranno oggetto di Mistero, che non potranno trovare spiegazione se non nella Fede, ma escluse queste, per le quali l’uomo ha la stessa capacità di comprensione quanto un buco nella sabbia fatto da un bambino di contenere tutta l’acqua del mare, tutte le altre posson essere logicamente motivate.
I miracoli NON sono eventi soprannaturali che infrangono le leggi della natura – quelle stesse leggi che il Creatore ha scritto – ma sono avvenimenti naturali che avvengono nel momento più opportuno e che permettono all’uomo di essere felice, di vivere meglio, di toccare con mano la presenza di Dio nell’universo: è qui che il mistico diventa logica, che la Fede diventa certezza, che il Mistero non ha più bisogno di spiegazioni.
Ogni informazione che i nostri sensi ci trasmettono (attenzione! tutti i nostri sensi possono essere illusi, non solo la vista!!) può celare un inganno, un tranello, ma, allo stesso tempo, anche la soluzione dello stesso. Sherlock Holmes, Hercule Poirot, Kim – il giovane ragazzo aborigeno che tanto impressionò Lord Baden Powell durante la guerra in Sudafrica – non sono persone eccezionali: son solamente persone che hanno imparato a non fidarsi mai dei propri sensi, ma di interrogarli più e più volte, alla ricerca di quel particolare, di quel dettaglio, che cela la soluzione del mistero che i sensi han esposto al loro cervello.

E’ dai piccoli dettagli che  si diventa grandi: in montagna, piccoli – talvolta quasi impercettibili – cambiamenti climatici o comportamenti di animali possono preannunciare grossi, enormi mutamenti del tempo: un bravo alpinista saprà sempre riconoscerli per non rimanere bloccato da una tempesta in cima a un monte!

Illusioni, inganni: labirinti per la mente. Ed il rischio è quello di perdersi. Nulla è di per sè male, nè è bene: è l’uso che si fa delle cose che ne determina il carattere. In questo caso, un abuso, può rendere quella sottile linea che separava la realtà dall’irreale può pian pianino espandersi fino a diventare una zona grigia in cui la mente vaga, senza sapere in quale delle due regioni si trovi, senza capire che quel che crede vero è illusione e che quel che crede menzognero sia in realtà vero. Facile diviene credere a quel che si vuole. Allo stesso modo delle droghe, del fumo, dell’alcool. Lasciar sempre più spazio di libertà alla nostra mente, permetterle di vagar sempre più da sola senza controllo, consentirle di vagar libera e indipendente nei sentieri  dell’illusione, nella valle dei ricordi, o lungo il paese delle dipendenze, ci porta a dimenticarci del reale, di scordarci di ricercare, di lasciarci pian pianino trascinare anche noi in uno stato dove tutto è ma nulla sa. Dove il passato è rifugio, il presente la meta e il futuro solo un’illusione.

Sempre avanti, mai da soli ma con un Amico, sui sentieri della vita, illusi ma attenti, perchè nulla è mai a caso. In “The Illusionist” nulla è come appare. 🙂

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