L’ultimo re

L’ULTIMO RE (di Bernard Cornwell)
Voto del recenore: 8/10

Un avvincente romanzo storico che affascina per la sua semplicità nel narrare vicende intricate e per la capacità di affiancare ad esse usi e costumi con un crudo realismo.

Natale 2006. Mia zia mi regala un libro piuttosto voluminoso dal titolo intrigante e dalla copertina curiosa seppur non incoraggiante alla lettura. Ma non per questo scelgo di non leggerlo, tutt’altro. Finite le vacanze (ed un altro libro che stavo già leggendo), lo prendo finalmente in mano ed inizio… inizio a leggere una strana storia… una storia che già dopo pochissime pagine mi appassiona e lascia in me un segno… è incredibile come si possa descrivere così realisticamente la guerra… è incredibile come si possa scrivere di sanguinose e confuse battaglie con una limpidezza impressionante… è incredibile che una parte di storia dimenticata come questa possa invece essere così interessante e chiarificatrice di molti costumi… è incredibile come le vicende di un bambino e dei suoi crudeli carcerieri possano rimanere impresse nella mente del lettore… è incredibile che io non riuscissi a smettere di leggerlo…

Sullo stile di questo romanzo ho già detto molto. Semplice e reale nella narrazione, intrigante e mai banale nell’intreccio. Una storia affascinante e mai scontata, con un susseguirsi di colpi di scena a ripetizione. Nulla è mai affidato al caso; tutto ha una sua logica: la logica della storia e del tempo e della razionalità umana, cioè quella logica che forse noi meno comprendiamo, ma che non per questo non può essere definita “logica”.

Cornwell apre la narrazione con un antefatto che è il “motivo” della storia: l’evento per cui esiste il libro. Da questo fatto scaturisce tutta una storia ricca di battaglie sanguinarie che si estendono su tutta la Terra degli Angli [l’attuale Inghilterra]. Notevole è l’impegno di Cornwell nel ricercare i nomi originari di personaggi, città, fiumi e montagne, fatto che rende la storia ancora realistica nonostante il non identificare immediatamente le attuali città possa portare il lettore ad ambientare il racconto in un ambiente fantastico.

Dei pochi difetti dell’autore inglese, forse si può evidenziare un’eccessiva prolissità dei capitoli (che potevan essere più corti) ed un’occasionale amore per la descrizione, che porta ad eccessivamente dettagliate descrizioni che appesantiscono la narrazione.

Terra degli Angli 866 d.C. Quello che un giorno diverrà il Regno d’Inghilterra è ancora suddiviso in numerosissimi stati indipendenti. Ma il tempo dell’unità è ormai prossimo e si avvicina con l’approssimarsi alle coste orientali di navi provenienti dai mari nordici. L’inarrestabile orda danese si ritrova “costretta” ad espandersi su nuovi territori, e vede in quell’isola così grande il territorio ideale per stabilire la propria nuova patria. Nulla vale una tardiva alleanza fra qualche feudatario per fermare l’invasione barbara. E così ecco i danesi, popolo di spietati e fierissimi guerrieri devoti a dei pagani, invadere, razziare, saccheggiare incontrastati l’intera Inghilterra. Ma un ragazzo di nome Uhtred, figlio di un aldermanno, dopo la morte di suo padre, viene allevato al pari di un figlio da Ragnar, uno dei più importanti principi danesi. Uhtred, subito spaventato, sarà poi grato a Ragnar ed inizierà a combattere senza tregua al fianco dei danesi. Ma un’ultima resistenza viene organizzata a sud. Il principe Alfredo, che in futuro verrà onorificato dell’appellativo di “il Grande”, uomo timorato di Dio, anche se con qualche difetto, prende in mano la situazione ed organizza una stregua di difesa che non riesce ad essere infranta neppure dai fierissimi danesi. Uhtred si ritroverà così ad essere corteggiato dai suoi connazionali per aiutarli nell’unificare il paese, ma lui, che si trova maggiormente a suo agio fra i danesi che “gli hanno insegnato a combattere in un Muro di Scudi”, non saprà bene cosa fare.
Il lettore potrà ammirare la forza e l’ingegno di Uhtred crescere con lui e agire ammirevolmente, finchè egli stesso non si ritroverà… 

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