Il Meridiano

IL MERIDIANO (di Denis Guedj)
Voto del recensore: 6/10

Il metro è una delle “cose” che s’incontra più spesso nella giornata. Ma cos’è il metro? Ecco qui un romanzo storico che ci narra della sua travagliata genesi… Un romanzo per tutti i curiosi e per tutti coloro che vogliono conoscer la rivoluzione francese da un nuovo punto di vista…

Sì, certo, il meridiano è un titolo che vuol dire tutto e che non vuol dire nulla e la copertina [almeno per quanto riguarda la mia edizione] raffigurante una mongolfiera in un cielo azzurro sopra un bosco scuro non lascia presagire nulla di buono.
Era Natale 2006 quando questo libro mi fu regalato e fino ad Agosto 2007 non avevo mai trovato il tempo (che poi è una scusa per non dire che non ne avevo proprio voglia) di prenderlo seriamente fra le mani ed iniziarlo a leggere.

Mi trovai così quell’estate da solo, io e lui. Io mi chiedevo quanto ancora sarebbe durato il cattivo tempo, lui che mi sussurrava di aprirlo. Io che lo guardavo sconfortato alla ricerca di qualche libro alternativo; lui che si faceva rigirare sempre più insistentemente fra le mie mani. Io che cercavo una scusa per non aprirlo; lui che s’impose e s’aprì sulla seconda di copertina. Io, che non mi davo ancora per sconfitto, che iniziavo a leggere le prime lettere; lui che si fece leggere e si fece sfogliare fino al prologo.

E fu così che esso mi prese; fu così che egli, Denis Guedj [si pronuncia “ghedg”], algerino, stesso autore del celeberrimo “Teorema del Pappagallo”, mi convinse ad iniziare la lettura di quella sceneggiatura che sarebbe dovuta divenire un film e che, alla fine, non era così noiosa.

Come ho già accennato, e come l’autore scrive nel suo lungo, ma necessario ai fini di una migliore comprensione del libro, prologo, questo libro non è altro che la sceneggiatura di quel film che mai (temo) vedremo nei grandi schermi dei cinema.

Ci si aspetterebbe che un romanzo storico sia piuttosto noioso e che sia materia esclusiva di pochi tecnici, ma non è così. Tale romanzo, infatti, ha uno stile piuttosto scorrevole che riesce a non annoiare e a coinvolgere il lettore. Il più che mai noto contesto storico (1792 – 1799, Francia) inoltre non rovina al lettore la suspence di ciò che deve succedere, ma lo aiuta solo ad avere una visione un po’ più lungimirante di quella dei due protagonisti, permettendogli di apprezzare di più le loro avventure.

Bisogna riconoscere a Guedj un’insolita capacità di creare descrizioni efficaci ma non per questo eccessivamente pesanti.

Dalle righe del romanzo si può anche rilevare il profondo lavoro di ricerca e di studio effettuato dall’algerino; tale lavoro gli ha altresì permesso di poter alleggerire alcune parti del romanzo un po’ più tecniche, che potrebbero risultare anche pesanti, con digressioni e battute spiritose che donano nuovo vigore alla lettura.

Un po’ deficitario, d’altro canto, può risultare l’intreccio: per quanto lo scrittore tenti di tenere col fiato sospeso il lettore alternando la narrazione dei due personaggi protagonisti, non sempre riesce ad ottenere il risultato desiderato. Difatti, non solo i punti d’interruzione talvolta non sono i più adeguati, ma anche la lunghezza delle varie parti narrate non è delle ottimali, portando il lettore a chiudere il libro senza eccessivi rimpianti. Ariosto docet.

Molto interessanti, d’altronde, possono risultare l’appendice e la cronologia riportati al termine del libro (e che è meglio consultare solo terminata la lettura dello stesso).

Insomma, un libro molto interessante storicamente e che permette di apprezzare maggiormente una delle unità di misura più usate da noi tutti.

“… la legna da ardere era venduta a corde, il carbone di legna a carrate, il carbon fossile a carra, l’ocra a botti, e il legname per carpenteria al marco o alla solive. Si vendevano i frutti di cedro alla poinçonnée, il sale al moggio, al sestario, a mine, a mezze mine, a staia, a once; la calce si vendeva al poinçon, e i minerali alla raziera. Si comprava l’avena a profenda e il gesso a sacchi; il vino a pinta, a mezza pinta, a caraffa, a roquille, a boccale e a mezzetta. L’acquavite si vendeva a brente, il grano a moggi e a salme. Le stoffe, i tappeti e la tappezzeria si compravano ad aune; boschi e prati venivano misurati in pertiche, i vigneti in daurées. L’arpento valeva dodici hommées, misura che indicava una giornata di lavoro di un uomo; altrettanto valeva per l’ouvrée. Gli speziali pesavano in libbre, once, dramme e scrupoli; la libbra valeva dodici once, l’oncia otto dramme, la dramma tre scrupoli, e lo scrupolo venti grani.
Le lunghezze erano misurate in tese e in piedi del Perù, che equivalevano a un pollice, una logne, e otto punti di piedi del Re, il quale piede poteva essere quello del re di Macedonia o di Polonia, e anche quello delle città di Padova, di Pesaro e Urbino. Era, molto approssimativamente, l’antico piede della Franca Contea, del Maine e del Perche, e il piede di Bordeaux per l’agrimensura. Quattro di questi equivalevano più o meno a l’auna di Laval, cinque formavano l’esapodo dei Romani, che era pari alla canna di Tolosa e alla verga di Norai. C’era poi quella di Raucourt, e anche la corda di Manchenoir en Dunois. A Marsiglia, la canna per le lenzuola era di un quattordicesimo più lunga di quella per la seta. Che confusione: sette-ottocento nomi! …”

Ho voluto proporvi questa pagina che si trova nei primi capitoli (ed in piccola parte in seconda di copertina) perchè molto chiarificatrice della situazione delle unità di misura alla fine del ‘700.

Giugno 1792: due carrozze partono dalle Tuileries. A bordo, i due astronomi Jean-Baptiste Delambre e Pierre Méchain assieme ai loro due fidi assistenti Condorcet e Tranchot. E’ l’inizio di una grandissima missione che cambierà la storia. I due astronomi dovranno misurare la lunghezza del meridiano di Parigi e per farlo dovranno effettuare svariati e precisissimi calcoli e rilevazioni. Col permesso del re attraverseranno l’intera Francia, ma essendo la Rivoluzione Francese alle porte, il nome del re rischia solo di far rallentare il viaggio dei due scienziati; lo scetticismo dei cittadini, il boicottaggio di alcuni ribelli, le continue rivoluzioni, la guerra, saranno tutti elementi di ostacolo al lavoro dei due protagonisti.

Nel frattempo, con un abile intreccio narrativo, si sarà informati degli eventi che avvengono a Parigi: mentre Méchain e Delambre infatti cerano di definire il metro, un certo Lavoisier cerca di definire il Chilogrammo ed un’intera commissione di scienziati illuminati decide di rivoluzionare il calendario. Ma le continue rivoluzioni politiche portano con sè nuove rivoluzioni nelle varie Accademie Scientifiche, cosicchè i nomi degli scienziati muteranno continuamente e i francesi si vedranno costretti ad adottare un metro e un chilogrammo provvisori: infatti i lavori dei due protagonisti procedono molto a rilento, occupando addirittura 7 anni di storia, duranti i quali il successo della missione risulta molto instabile… Tutte le novità sociali e scientifiche raggiungeranno i due stupitissimi astronomi con un po’ di ritardo e sarà per il lettore una vera novità poterle vivere dal loro punto di vista…

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