Mitico Natale

La luna e le stelle, così luminose ed affascinanti tanto da aver ispirato agli antichi leggende e storie che ancor oggi si tramandano di generazione in generazione, incredibilmente non rischiarano le nostre strade in queste serate dicembrine.
Non le stelle del cielo, ma le stelle-decorazioni natalizie – appese su tutte le vie della nostra città – destano la nostra meraviglia.
Non la luce della luna, ma quella delle vetrine richiama la nostra attenzione.
Lo sguardo è alzato non ad ammirare la meraviglia di ciò che è stato posto in cielo per noi, ma per osservare meglio una decorazione, un candidato a divenire un nostro prossimo regalo posto in alto in un negozio.
L’orecchio è attento non ad ascoltare il silenzio della notte, ma ad isolarsi dal trambusto cittadino.
Non i doni della natura a noi, ma quelli che noi dovremo fare agli altri sono il vero oggetto delle nostre attenzioni quotidiane in questo periodo così prossimo a Natale.

E già…Natale è vicino…mancano pochissimi giorni, eppur sembrava ieri che terminavano le vacanze estive e riprendeva la scuola (oltre che a iniziare già le prime pubblicità alla televisione a sfondo natalizio…) . I rimpianti per l’estate conclusa si sostituiscono alle attese per le imminenti vacanze invernali. S’iniziano a fare progetti. Alcuni andranno a sciare, altri faranno grandi viaggi per passare un capodanno speciale, altri ancora resteranno nelle proprie città a festeggiare giorno per giorno. Per alcuni, infatti, vacanza significa riposo dalle fatiche di 4 mesi e carica per gli sforzi futuri; per altri, invece, significa puro svago e divertimento; per altri ancora esse sono una ricerca di quei piaceri Satirici che consentono loro di godere di quell’allegria artificiosa che il dio Bacco dona a tutti coloro che non Sanno (o non Vogliono) trovarla (migliore) nella propria quotidianità…

E così, in quest’eclettismo di vedute, appare arduo il compito di ritrovare l’autentico significato della festa: la Nascita di Gesù, il Cristo. Pare assurdo come molte delle persone che festeggiano, non sappiano cosa o, peggio ancora, non credano in cosa festeggiano, adeguandosi a tradizioni ormai votate quasi unicamente al consumismo, di cui si conoscono ancora meno origini e significati contribuendo a rendere sempre più “pagana” questa festa…

Di Babbo Natale, la figura più amata da tutti i bambini, esiston diverse leggende che risalgono addirittura alla tradizione pagana tedesca, col dio Odino.
Il Babbo Natale della tradizione post-cristiana è in ogni caso identificato nella figura di San Nicola (o Santa Claus in America), un vescovo del IV secolo noto per le sue grandi elargizioni, donazioni ed aiuti in favore di poveri e bisognosi. Noto è soprattutto l’episodio in cui procura la dote per le 3 figlie di un cristiano povero, evitando loro la prostituzione.
Delle tante leggende attorno a questo personaggio, una delle più interessanti è sicuramente quella che vuole il Santo alle prese con un demone che assaliva un villaggio. Egli lo imprigiona con dei ferri benedetti che avevano incatenato Gesù (San Paolo o San Pietro in alcune versioni) e lo costringe a fare ammenda portando doni ai bambini di tutte le case.
Curioso è vedere che anche in altre tradizioni, il Babbo Natale di turno è privo di un occhio e porta regali ai bambini; non sempre però egli arriva in slitta: in alcuni paesi (come Belgio e Olanda) arriva a cavallo e qui i bambini lascian ancora le loro scarpe piene di paglia affinchè vengano riempite di doni.
Non tutti, però, ricordano che Babbo Natale, inizialmente verde, è divenuto rosso grazie alla Coca-Cola…

Anche l’immagine dell’albero di Natale fa riferimento a tradizioni pagane, in quanto l’albero sempreverde è simbolo del rinnovarsi della vita.
L’usanza moderna, tuttavia, trae origine dalla Germania del XVI secolo: nella città di Riga è infatti possibile osservare una targa con scritto che nel 1510 lì fu addobbato il primo “albero di capodanno”.
Si pensa che gli alberi venissero addobbati per ricreare una sorta di Paradiso; venivano usati dei sempreverdi perchè la leggenda vuole che sia il dono fatto da Gesù a questi alberi per averlo protetto mentre era inseguito da nemici, oltre ad essere (l’abete in Germania) il luogo dove le cicogne depositavano i bambini.

La tradizione del Presepe, invece, risale a San Francesco d’Assisi che lo creò per la prima volta nel 1224 per trasmettere il messaggio della Natività a tutti: colti e ignoranti, grandi e piccini. La consuetudine vuole che, così come l’albero di Natale, esso venga preparato l’8 dicembre e disfatto il 6 gennaio.

Dopo il Natale, la festa che più attendono i giovani è sicuramente il Capodanno, dove si festeggia non solo l’inizio del nuovo anno e il termine di quello passato (la notte di San Silvestro), ma anche Maria Madre di Dio.
Anche qui, poco nota è la storia dei fuochi d’artificio. Pur essendo stati inventati da un monaco cinese nell’VIII secolo ed esportati in Europa nel 1241 in seguito alle invasioni mongole, il loro utilizzo in feste popolari risale solamente al XIX secolo (vengono utilizzati i primi fuochi d’artificio colorati). Sino allora erano stati utilizzati solo in campo bellico, militare e, a partire da Luigi XV, per lo sfarzo dei nobili.

Infine, l’ultima festa di queste lunghe corte vacanze natalizie, è l’Epifania, il 6 gennaio. Essa è probabilmente la meno sentita in quanto, come dice la filastrocca, “tutte le feste porta via”. L’Epifania, in cui si festeggia la “rivelazione” di Gesù ai Magi, è l’ultima occasione per fare auguri e regali, specie ai più piccoli.
La tradizione, infatti, vuole che la notte tra il 5 e il 6 gennaio la Befana passi di casa in casa a consegnare dolci ai bambini buoni e carbone a quelli cattivi.
Le sue origini sono molto particolari e molto inserite nella cultura italiana. Anch’essa deriverebbe da elementi folcloristici pagani: in tal senso, l’aspetto da vecchia sarebbe da relazionare con l’anno trascorso, pronto da bruciare per “rinascere” come anno nuovo; inoltre la tradizione vedeva il contadino andare a preparare la semina il 7 gennaio, giorno dopo l’arrivo di questa vecchina.
In molte altre usanze folcloristiche pagane potrebbe essere ritrovata la figura della befana, ma sicuramente le origini della tradizione moderna possono essere ritrovate in una leggenda che narra di una vecchia che, pentita di non aver dato ai Magi indicazioni per andare a Betlemme e per non aver portato con loro doni a Gesù, decide di portare doni a tutti i bambini, sperando di farsi perdonare la mancanza.
Sulla Befana è inoltre nota una celebre filastrocca che tutti noi abbiamo imparato da bambini, anche se difficilmente qualcuno ne conosce tutte e 17 le versioni.

Se tutte queste feste le possiamo festeggiare consecutivamente, inoltre, lo dobbiamo alle prime comunità paleocristiane che, per non subire persecuzioni, decisero di far coincidere la festa del Natale con quella pagana latina del dio Sole, che si celebrava appunto il 25 dicembre. Gesù, storicamente, non sarebbe potuto nascere d’inverno in una grotta! E i pastori, oltretutto, non vegliano all’aperto, nemmeno in Palestina, nelle notti invernali.

Sul Natale le tradizioni e le leggende sono, come s’è visto, innumerevoli ed affascinanti; l’importante però non è conoscerle tutte (anche se sarebbe bello tanto sono coinvolgenti), ma sapere il significato e le origini di ciò che si fa; conoscere ciò che si festeggia e non ridurre la festa ad un semplice scintillio di luci e riecheggiare di musiche (sempre molto allegre) o a pura apologia del consumismo.
Non cadere vittime di un lassismo conoscitivo: questo è l’importante. Perchè il Natale non è speranza di “get off with someone”; non è baldoria; non è semplici regali; non è l’unico giorno dell’anno in cui dobbiamo essere tutti buoni; non è tutto ciò che la società moderna, sempre più priva di valori, vuole che lo crediamo; non sono regali ricevuti da e fatti a persone che per il resto dell’anno nemmeno consideriamo.
Il Natale non è un Mito.
E’ passato che si fa presente.

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